QUESITI E RISPOSTE

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n. 25 - 27 luglio 2018

Categoria 2 - LE DELIBERAZIONI "FUORI SACCO" SONO LEGITTIME?

D. Solitamente assistiamo al fatto che all'inizio della discussione dei vari punti dell'OdG previsti ci sia la necessità di aggiungere argomenti in trattazione: è giusto? Si tutelano tutti i componenti oppure si rischia di svantaggiare qualcuno dei componenti? C'è un limite di numero nell'aggiungere i punti all'OdG?

R. Nel quesito del 2 marzo 2018, n. 6 abbiamo affrontato il tema delle "Varie ed eventuali". Quello di oggi ne rappresenta il completamento ideale.
A differenze delle "Varie ed eventuali", in cui a volte risultano iscritti numerosi punti in trattazione, le deliberazioni "fuori sacco" o anche deliberazioni "dell'ultim'ora" non sono iscritte all'ordine del giorno.
Gli uffici che le propongono, a volte per il tramite di un Dirigente o, più frequentemente, di un Delegato rettorale/presidenziale o di un Pro Rettore/Vice Presidente, dimostrano carenze organizzative, scarsa professionalità e, soprattutto, mancanza di rispetto per il lavoro degli altri. Secondo un copione noto ai più, arrivano sempre trafelati ai margini dell'adunanza, imprecando la sorte avversa o la burocrazia, poi invocando le solite - e perlopiù inesistenti - urgenze. Anche questa prassi, tipica nelle università e negli enti pubblici di ricerca, non troverebbe alcuno spazio in un Consiglio degli enti locali.
Chiarito ciò, la giurisprudenza è da lungo tempo consolidata. Infatti, «È illegittima la deliberazione del Consiglio di Amministrazione di un ente pubblico, qualora nell’avviso di convocazione manchi l’indicazione degli argomenti che dovranno essere trattati, espressa in termini tali da poter dare ai membri del collegio la possibilità di individuare con assoluta certezza l’oggetto che dovrà essere discusso» (Consiglio di Stato, 13 aprile 1962, n. 117).
Si tratta, come abbiamo visto, di una censura di non poco conto. Confermata anche più di recente: «Il sub-procedimento di formazione di un atto adottato da un organo collegiale passa, tra l’altro, per la fase di convocazione che deve contenere l'ordine del giorno, cioè la lista degli argomenti da trattare; l’ordine del giorno deve essere chiaro, in modo che tutti i singoli membri del collegio abbiano la possibilità di valutare la importanza della seduta e il contenuto dei problemi da trattare; se l’argomento non è inserito nell’ordine del giorno, la delibera che ciò malgrado provveda è per sola tale circostanza illegittima» (Consiglio di Stato, sez. IV, 26 aprile 2006, n. 2305).
Tuttavia, la prassi (deleteria) delle "fuori sacco" può essere sanata nel caso in cui tutti i componenti di un collegio siano presenti (o se gli eventuali assenti nulla eccepiscano) e accettino supinamente di modificare l'ordine del giorno. Infatti, «In via di principio, l’inosservanza delle formalità procedurali concernenti la formazione dell’ordine del giorno negli atti collegiali può essere fatta valere dai componenti del collegio, mentre la partecipazione di tutti i componenti stessi, senza che sia stata fatta rilevare da alcuno di essi la predetta inosservanza, vale a far ritenere egualmente legittima la deliberazione adottata» (Consiglio di Stato, sez. VI, 27 agosto 1997, n. 1218). Dunque, chi tace acconsente.
Alcuni regolamenti universitari hanno introdotto un comportamento salomonico, imponendo che le fuori sacco siano dichiarate all'inizio della seduta e che agli assenti venga concesso, peraltro a richiesta, una sorta di diritto di replica sulla deliberazione, tuttavia già adottata nella seduta precedente e già pienamente efficace (!).
In realtà, le fuori sacco rappresentano un vulnus per le collegialità amministrative e un rischio di contenzioso per l'Ente. I consiglieri vi partecipano al buio, senza cioè aver potuto leggere con attenzione i documenti e le bozze di riferimento, sempre con la spada di Damocle di possibili (e incautamente persi) ricorsi. La diga procedurale deve essere concertata e messa in atto in accordo tra il Presidente e il Segretario del Collegio: passarne una o due all'anno può (ma non deve) accadere. Farla diventare una normale procedura renderà il lavoro mille volte più oneroso soprattutto agli uffici che assistono gli organi collegiali, costretti a rincorrere urgenze ed emergenze provocate dall'insipienza boiardica.
Chiudendo il quesito, ovviamente, non c'è un limite nell'aggiungere punti all'OdG, se non quello della decenza istituzionale.

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