QUESITI E RISPOSTE

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n. 30 - 5 ottobre 2018

Categoria 4 - COME AVVIENE IL VOTO SEGRETO?

D. Quali sono le modalità e quando è necessario procedere a scrutinio segreto?

R. Se si tengono presenti le diverse finalità del voto segreto e del voto palese – l’uno destinato a salvaguardare l’autonomia del soggetto, l’altro destinato a responsabilizzarlo in virtù della rappresentanza alla categoria eleggente - è difficile stabilire in astratto una graduatoria di valore fra i due voti. In concreto, caso per caso, si può ritenere preferibile l’uno o l’altro. Quando si trattano stati, fatti, atti e qualità inerenti a persone o a situazioni di indirizzo o di governo sui quali un voto palese potrebbe arrecare pregiudizio al buon andamento dell'azione amministrativa, si ricorre al voto segreto.

Generalmente, in determinati e tassativi casi, la soluzione è presente nello Statuto, nel punto in cui si indica la modalità di voto, ad esempio in caso di elezioni. In molti Regolamenti Generali, infatti, ancorché in maniera approssimativa, è previsto lo scrutinio segreto soltanto per l’elezione del Direttore e, se richiesto, per le questioni che concernono persone.

La giurisprudenza amministrativa si è consolidata sul punto, statuendo il principio secondo il quale il voto segreto è strettamente correlato alle materie e, più in generale,  "ove concernano apprezzamenti su qualità o su atti di una persona e di tale procedura deve essere dato atto nelle deliberazioni stesse" (Consiglio di Stato sez. V, 25 febbraio 1991, n. 179).
Si tratta, pertanto, di un principio di carattere generale "posto a garanzia della indipendenza dei componenti i collegi amministrativi, nelle sole ipotesi in cui l’oggetto della deliberazione investa persone o comporti discrezionalità nella valutazione dei fatti inerenti a persone in deroga alla regola del voto palese, ispirato al principio della trasparenza amministrativa" (Consiglio di Stato, sez. VI, 6 giugno 1995 n. 550).
 
La segretezza può essere declinata in due modalità differenti. La prima il voto segreto tout court. La seconda il voto palese, ma verbalizzato in maniera aggregata, senza riferimenti ai dati personali dei favorevoli, dei contrari e degli astenuti. Di conseguenza, non riconducibile a nessuno dei consiglieri e, pertanto, di fatto segreto. Del resto, per queste ragioni, "Il principio generale della segretezza del voto nelle questioni concernenti persone, preordinato al fine della obiettività ed imparzialità dell’amministrazione con particolare riguardo a materie in cui la riservatezza è garanzia di indipendenza funzionale dei singoli componenti degli organi collegiali, non richiede che la votazione debba necessariamente avvenire mediante scheda segreta, essendo sufficiente che dal verbale delle operazioni dell’organo collegiale non risultino i voti espressi dai singoli componenti, né il modo né l’ordine con cui il presidente abbia posto in votazione i vari quesiti" (Consiglio di Stato, sez. IV, 18 ottobre 2002, n. 5711).

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